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Notizie
Internazionali,
Bolletino bimestrale FION-CGIL a cura di pino Tagliazucchi/ Numero 92-
Febbraio 2005
L’attacco a Wac
di Assaf Adiv, coordinatore nazionale e
fondatore di Wac
La storia
Il Centro di consulenza per i lavoratori
(Wac), un organismo indipendente che opera nel campo dell’attivismo
sindacale in Israele, ha subìto l’attacco del governo quando alla fine di
ottobre 2004 il Cancelliere delle associazioni senza scopo di lucro di
Israele, collegato al ministero di Giustizia, ha attivato un processo che
potrebbe condurre alla chiusura di Wac. Questa decisione ha colto molti di
sorpresa, poiché Wac è ben noto fra le organizzazioni sociali e i
sindacati sia in Israele che nel resto del mondo.
Wac è conosciuto per la sua attività di
sindacalizzazione dei lavoratori non organizzati, principalmente gli arabi
nell'industria edilizia. L'organizzazione è diventata nota particolarmente
durante gli ultimi tre anni per la sua pervicace lotta contro gli
imprenditori edili israeliani che hanno licenziato migliaia di lavoratori
arabi a partire dalla metà degli anni Novanta per impiegare lavoratori
immigrati da trattare come schiavi: Wac è riuscita a ottenere contratti
con decine di ditte edili e ha aiutato centinaia di disoccupati a tornare
a un lavoro sindacalizzato che rispetta i contratti collettivi e i diritti
dei lavoratori.
Per tutto questo, ci sono state molte
perplessità nell’ascoltare le affermazioni del Cancelliere sul fatto che
Wac non sta operando in linea con gli obiettivi dichiarati per difendere i
diritti dei lavoratori e che piuttosto il Centro è usato come copertura
per l'attività politica del partito di sinistra Oda (Organizzazione per
l’azione democratica, o Da’am in arabo) e che è stato utilizzato per
girare i fondi del partito.
Wac, naturalmente, rigetta queste accuse.
Lavora assiduamente e con energia per i lavoratori e per difendere i loro
diritti, offrendo un’assistenza legale completa. Per quanto riguarda
l’accusa di un collegamento fra Wac e Oda, Wac sostiene che il
collegamento che esiste è non soltanto legittimo ma anche inevitabile,
poiché i membri di Oda hanno avviato con loro delle relazioni al fine di
promuovere lavoro per migliaia di lavoratori non organizzati, soprattutto
arabi, anche se comunque il Centro è aperto a ogni lavoratore o
lavoratrice sia socialista, sia islamico o senza affiliazione politica o
religiosa.
Centinaia di persone, di ong e di sindacati
hanno difeso Wac dall'attacco del Cancelliere: il segretario generale dei
sindacati palestinesi (Pgftu) Shaher Sa’ad
e Rassem Biari, del Pgftu di Gaza; le ong che si occupano di lavoro, tra
le quali l’Istituto Adva, Kav L’oved e la
Hotline per i lavoratori migranti; fra i sindacati internazionali
Ccoo, Uso-Wcl e Cig dalla Spagna, Fiom-Cgil e Cobas dall'Italia,
Fnv-Bongenoten dai Paesi bassi e SiD dalla Danimarca. Esiste una
probabilità - data la reazione di Wac – che queste accuse cadano, ma
finché il caso non è chiuso completamente è importante che i sostenitori
dei diritti dei lavoratori in tutto il mondo siano informati della gravità
delle accuse del Cancelliere in modo da capire meglio la realtà che devono
affrontare in Israele i lavoratori per rafforzare la solidarietà e la
cooperazione, così importanti nel villaggio globale di oggi.
Lavoratori arabi in Israele –
Discriminazione istituzionale
Il fatto che il Cancelliere desideri
ostacolare o addirittura fermare completamente l’attività di Wac non è un
caso eccezionale nei rapporti governativi con la minoranza araba e le
organizzazioni che la rappresentano. Wac è minacciato di chiusura non
perché abbia infranto una qualunque legge e non perché non stia riuscendo
a raggiungere gli obiettivi per cui è stato creato, piuttosto è vero il
contrario: funziona sistematicamente contro la discriminazione dei
lavoratori arabi ed è riuscito a mettere la questione dei lavoratori arabi
in Israele all'ordine del giorno. Israele non dà ai suoi cittadini arabi
uguali diritti (si noti che usiamo la frase “cittadino arabo” per
distinguerli dai “palestinesi nei territori occupati” benché entrambi
facciano parte dello stesso popolo) e anche se - per la legge - ogni
cittadino arabo ha diritto allo stesso budget per sviluppo, occupazione e
formazione, gli arabi in Israele soffrono di una discriminazione per
motivi etnici.
L'economia israeliana è quindi sviluppata
in modo tale da escludere gli arabi dai settori centrali nell'economia:
nel suo saggio sull'economia araba in Israele, il dottor Aziz Haidar ha
concluso che – dalla costituzione dello Stato d’Israele nel 1948 – la
comunità araba ha perso la maggior parte delle sue risorse territoriali a
causa di una sistematica espropriazione, mentre non può ottenere i
permessi per lo sviluppo industriale. In tre decenni, questi due fattori
hanno trasformato una società agricola in una di lavoratori nelle zone
industriali ebraiche. (Aziz
Haidar, Gli arabi nell’economia israeliana.) Secondo la legge
israeliana per le pari opportunità, i cittadini arabi dovrebbero avere un
trattamento di parità nel mercato del lavoro, ma in realtà le “ragioni di
sicurezza” sono usate spesso senza validi motivi per escluderli dai lavori
migliori. Secondo il dottor Haidar i lavoratori arabi “presentano forti
somiglianze con i lavoratori migranti”: occupano le posizioni più basse in
tutti i settori del mercato del lavoro, le loro condizioni di lavoro sono
peggiori di quelle degli ebrei e sono molto più vulnerabili alle
fluttuazioni economiche.
Il risultato di tutto questo è una bassa percentuale di
partecipazione al mercato di lavoro e alti livelli di povertà. Fra i
cittadini arabi in età di lavoro, soltanto il 39% ha un’occupazione (Statistiche
anno 2003), rispetto al 57% di tutto Israele. Per quanto riguarda le donne,
lavora soltanto il 17,1% delle arabe, contro il 53,8% delle ebree (Statistiche
anno 2003). Negli ultimi dieci anni la disoccupazione si è trasformata nel
problema maggiore per i lavoratori arabi in Israele. In molte città, il
tasso di disoccupazione raggiunge il 20% o più. L’Adva center, un istituto
di ricerca israeliano, ha indicato che in Israele lo stipendio lordo medio
nelle città ebraiche è quasi due volte quello delle comunità arabe. Il
reddito mensile medio nel settore ebraico è di 9,363 nis (circa 1.700
euro), mentre quello nel settore arabo è 5,252 nis. (Dal sito Adva.)
Contro disoccupazione e discriminazione
Wac è stata fondata nella metà degli anni
Novanta per iniziativa di Oda, partito di sinistra, socialista, i cui
iscritti includono cittadini israeliani sia arabi che ebrei, per due
fattori concomitanti, il primo politico (gli Accordi di Oslo) e il secondo
economico (la globalizzazione), che hanno annunciato una nuova era per
Israele, ma per i palestinesi dei territori occupati e per la popolazione
araba in Israele hanno significato chiusura e disoccupazione.
È stato presto evidente che usando come
leva l'accordo artificiale di pace con i palestinesi, l'istituzione
economica in Israele stava cercando di rivoluzionare lo status di
Israele nel mondo: i lavoratori palestinesi sono stati confinati nei
territori, apparentemente per motivi di sicurezza, e industrie come quella
tessile e alimentare sono state smantellate e spostate verso gli Stati
arabi e l'Asia orientale. Israele ha aperto i propri mercati alle
importazioni e per alzare i profitti ha esportato molto capitale negli
Stati vicini.
Questo processo ha dato un colpo mortale ai
lavoratori arabi di Israele. L’industria tessile, che impiegava
principalmente donne arabe, è stata liquidata creando molta disoccupazione
femminile. Per quanto riguarda l'agricoltura e l'industria edilizia,
un’altra fonte vitale di occupazione per gli arabi, il governo ha deciso
di utilizzare lavoratori stranieri per sostituire la forza lavoro
palestinese. Inizialmente sono stati più colpiti i palestinesi dei
territori occupati, ma successivamente 35.000 lavoratori arabi, cittadini
di Israele, si sono trovati senza lavoro non perché non ce ne fosse, ma
perché i costruttori hanno preferito mano d’opera debole e schiava. In
pochi anni il numero di lavoratori stranieri è aumentato drasticamente:
nel 2000 erano 75.000 solo nell'industria edilizia (fra loro circa 45.000
con il permesso e gli altri 30.000 che lavorano illegalmente).
C’era un altro fattore importante in questo
processo. Nel 1994, l’Histadrut ha subìto un cambiamento strutturale
significativo. Al centro di questo cambiamento c’era la spaccatura fra il
Fondo per la sanità e la sezione sindacale dell’Histadrut, per cui dal
1995 in poi soltanto quelli che lavoravano dove c’era un accordo con
l’Histadrut erano suoi membri e dal momento che la maggior parte dei
lavoratori arabi non lavoravano nei posti dove c’era un accordo, il numero
di iscritti di Histadrut dal settore arabo è sceso in quegli anni da
280.000 a 50.000.
Oda guardava con preoccupazione a questi
processi politici ed economici e nel 1998 ha deciso di dare un indirizzo
alle decine di migliaia di lavoratori arabi recentemente disoccupati che
erano stati espulsi dal paradiso illusorio del “nuovo Medio Oriente”:
questo indirizzo era Wac. Vale la pena ricordare che l’allora Cancelliere
delle associazioni senza scopo di lucro, noto per le sue simpatie di
destra, rifiutò di registrarlo e i fondatori di Wac sono così ricorsi al
tribunale, che nel 2000 ha costretto il Cancelliere a registrarlo.
Tuttavia, da quel momento, il Cancelliere ha cercato i modi per tramare
contro Wac e interferire nel suo lavoro.
La maggior parte delle attività di Wac
durante quegli anni hanno riguardato i disoccupati: a Nazareth si sono
trasformati in una presenza permanente nell'ufficio di collocamento
cittadino, fornendo consulenza, e il fatto di occuparsi di centinaia di
disoccupati lottando collettivamente contro l'arbitrarietà del sistema
hanno fatto guadagnare a Wac la reputazione di un’organizzazione che
difende seriamente i diritti dei lavoratori. Nell’estate del 2000, Wac ha
anche aperto una sezione a Gerusalemme est per aiutare migliaia di
disoccupati a ottenere i loro legittimi diritti.
Lavoro per i disoccupati
Dal 2000 la visione del “nuovo Medio
Oriente” è crollata. Israele si è ritrovato ad affrontare una crisi
economica come conseguenza della crisi economica globale (caduta del
Nasdaq nel 2000) e dell’intifada palestinese e l’economia
israeliana ne è stata completamente stravolta. Mentre 300.000 lavoratori
migranti sono stati impiegati in Israele, il governo ha pagato indennità
di disoccupazione a 300.000 cittadini disoccupati; i lavoratori migranti
ha sostituito così gli arabi disoccupati, nonostante chiedessero e fossero
in grado di lavorare nel settore edile.
Nel 2002 il governo ha deciso di dire basta
ai facili profitti per gli appaltatori, cambiando drasticamente la sua
politica sul lavoro dei migranti, ha diminuito la dipendenza dalla mano
d'opera esterna inserendo nuovamente gli israeliani nel mercato del lavoro
per ridurre i costi della previdenza sociale che aveva pesato fortemente
sul bilancio pubblico.
Nel mese di settembre 2002, con lo slogan
"Guerra al lavoro straniero", il governo ha istituito la "Polizia per i
migranti" - una forza brutale di cui il ruolo era terrorizzare i
lavoratori migranti – con l’obiettivo di espellerne 50.000 all'anno. Ma
chi sono questi "illegali"? Sono persone venute legalmente a lavorare in
Israele, dopo il pagamento di migliaia di dollari ai mediatori per questo
“privilegio”. Legati al datore di lavoro (il cui nome risulta nel
passaporto del lavoratore, e che è tenuto illegalmente dal datore di
lavoro), impossibilitati a cambiare impiego, vivono in condizioni assurde,
il loro salario è ridotto o pagato in ritardo, e con questo provvedimento
sono passati alla clandestinità.
La drastica riduzione del numero di
permessi rilasciati (da 45.000 nel 2000 a 30.000 del 2002) ha spinto gli
appaltatori a organizzare una protesta pubblica sostenendo che non c’erano
lavoratori israeliani che potessero sostituire quelli migranti, ma Wac ha
dimostrato il contrario, chiedendo che fossero impiegati i lavoratori
arabi e palestinesi locali e che fossero rispettati i contratti collettivi
per i lavoratori edili. Fra il 2002 e il 2005, Wac è riuscito a firmare
con importanti aziende di costruzione degli accordi collettivi, secondo i
quali i lavoratori sindacalizzati con Wac godono dei diritti sociali
completi del contratto collettivo generale dell'industria edilizia.
Organizzare i non organizzati
Dagli anni 2002-‘03, fra 7.000 e 10.000
lavoratori arabi israeliani hanno trovato impiego nell'industria edilizia,
ma soltanto alcune centinaia sono stati assorbiti attraverso Wac. Il resto
– la grande maggioranza – è stato assorbito tramite agenzie e
subappaltatori, il che significa che non sono organizzati in alcuna
struttura e lavorano senza diritti sociali e in molti casi anche senza
regolare busta paga. In più, assistiamo a gravi violazioni degli standard
di sicurezza: molti lavoratori infatti subiscono sfruttamento, pagamento
ritardato degli stipendi e instabilità sul lavoro.
Wac inoltre ha cercato di organizzare i
lavoratori non organizzati, creando una nuova cultura del sindacato
all'interno di quei settori che sono stati abbandonati da Histadrut quando
ha smesso di essere un'organizzazione che rappresenta una vasta gamma di
lavoratori. Gli sfruttati e i poveri infatti sono stati lasciati senza
alcuna difesa, vessati dal regime di occupazione, e il
divario è stato colmato negli ultimi anni da tante organizzazioni e
associazioni come Adva (principalmente un ente di ricerca), Kav L’Oved e
la Hotline per i lavoratori migranti. La nascita di Wac e delle sue
attività può essere visto come parte di questo fenomeno.
Rappresentanti di Wac partecipano
regolarmente al Comitato della Knesset per le politiche del lavoro e i
lavoratori stranieri, ad esempio nel 2004 hanno presentato un rapporto
dettagliato sullo stato della forza lavoro nell'industria edilizia al
Comitato governativo guidato dal direttore per i servizi all’occupazione
Ester Dominisini, e questo rapporto è stato
pubblicato su “Globes”, il principale quotidiano economico israeliano.
Nel mese di aprile 2004 Wac ha organizzato
una delegazione di rappresentanti sindacali dall’Europa che ha visitato
Israele/Palestina per capire meglio il caotico mercato del lavoro e le
attività di Wac. Nel corso di una settimana la delegazione - che
comprendeva 14 leader sindacali provenienti da 7 paesi europei - ha
incontrato i lavoratori arabi, ebrei e migranti, i rappresentanti di
Histadrut, i rappresentanti delle associazioni che operano nello stesso
campo, i rappresentanti del ministero delle Finanze e del ministero del
Commercio e dell’industria e i rappresentanti del sindacato palestinese di
Ramallah. La delegazione ha visto da vicino le attività di Wac nel Nord,
nel “Triangolo” (una zona di molte città arabe) e a Gerusalemme est
(questa missione esplorativa diventerà presto un documentario).
Per una coscienza internazionalista
I problemi che affrontano i sindacati sono
simili in tutto il mondo: sfruttamento dei lavoratori con le agenzie di
collocamento, importazione di forza lavoro migrante, mancato rispetto dei
diritti alle pensioni, discriminazione nei confronti delle donne, mancanza
di occasioni di lavoro per i giovani e abbassamento dei livelli di
sindacalizzazione fra i lavoratori. Tutto ciò rende la questione della
cooperazione internazionale fra i sindacati un punto chiave. In Israele
questo problema è doppiamente importante per l'influenza delle ideologie
nazionaliste e religiose sulla classe lavoratrice: i lavoratori ebrei
tendono verso una miopia nazionalista e il sostegno alla destra e ciò
rende molto difficile lo sviluppo della solidarietà dei lavoratori ove
siano coinvolti i lavoratori palestinesi; gli arabi sono intrappolati in
una contraddizione perché da una parte, come vittime del sistema hanno una
forte coscienza politica e non si fanno facilmente raggirare dal sistema,
e diversamente dai loro omologhi ebrei non appoggiano l'alleanza
israeliano-americana negli affari esteri. Ma dall'altra parte, a causa
della loro disperazione e del senso di privazione, subiscono facilmente
l’influenza del fondamentalismo religioso. Il lavoro di Wac - aiutare i
lavoratori arabi a trovare un posto di lavoro organizzato e sviluppare una
struttura sociale con un contenuto culturale e universale - è una risposta
tangibile alla disperazione di cui si alimenta la corrente politica
islamica. Questa è la ragione per la quale Wac dedica considerevoli
risorse allo sviluppo della gioventù lavoratrice: attraverso lo sport, le
attività culturali e i campi estivi, Wac sta sviluppando una nuova cultura
della classe lavoratrice con una prospettiva globale internazionalista.
Per mettersi in contatto con Wac, scrivere
asafadiv@netvision.net.il
sito internet
www.workersadvicecenter.org;
potete visitare anche il sito affiliato
www.challenge-mag.com.